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Capitolo Quattro. Dalle guerre dinastiche alla sfida coloniale.


Paragrafo 1 . Il mercantilismo e il commercio mondiale.

     
I  mutamenti  politici avvenuti in Europa fra Seicento  e  Settecento,
come  l'affermazione  dell'assolutismo e l'ascesa  di  nuove  potenze,
avevano   spostato   le  occasioni  di  conflitto   dalle   precedenti
motivazioni  religiose verso le contese dinastiche.  Enormi  eserciti,
ben  organizzati,  ma molto pi costosi di prima,  calcavano  i  suoli
europei,  mentre grandi flotte, sia mercantili che militari, solcavano
i mari e gli oceani.
     A  questo nuovo tipo di politica di forza erano necessarie  ampie
risorse  finanziarie da destinare al reclutamento ed  al  mantenimento
delle  truppe,  alla costruzione di sempre pi massicce fortificazioni
ed  al sostentamento di un'estesa rete di cortigiani, di funzionari  e
di impiegati statali.
     Dal  momento che i governi non potevano incrementare  le  entrate
statali,  aumentando indefinitamente le imposte -  dalle  quali  erano
generalmente esentati nobilt e clero -, senza suscitare malcontento e
sommosse, per accrescere la propria ricchezza le potenze che  ambivano
a  svolgere un ruolo egemonico in Europa e nel mondo incoraggiarono al
massimo  lo  sviluppo dei commerci ed accentuarono il controllo  sulle
attivit economiche.
     L'incremento  del  commercio  con  l'estero  doveva  per  essere
accompagnato da una riduzione delle importazioni; si riteneva  infatti
che  soltanto con una bilancia commerciale in attivo potesse  affluire
nelle  casse dello stato una grande abbondanza di monete e di  metalli
preziosi, che sopperisse alle nuove esigenze di spesa. A tal  fine  le
varie  misure  adottate a sostegno dell'attivit mercantile,  come  la
costruzione  di  ponti,  strade, canali e porti,  la  stipulazione  di
trattati  commerciali e la concessione di monopoli, furono  affiancate
dall'imposizione di pesanti dazi doganali o da provvedimenti quali gli
atti di navigazione, con i quali una nazione vietava l'importazione di
merci  non  trasportate dalle proprie navi o da quelle  dei  paesi  di
provenienza delle merci stesse.
     Contemporaneamente,  per  limitare  le  importazioni  e  ampliare
l'offerta  di beni da esportare, i governi di vari paesi cercarono  di
incrementare   la   produzione  nazionale,   incentivando   l'attivit
manifatturiera,   intervenendo  direttamente  in  alcuni   settori   e
favorendo l'applicazione di nuovi processi produttivi.
     Questa  politica economica, che attribuiva un ruolo  primario  al
commercio
     
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     e   si   fondava  sul  protezionismo  doganale  in  difesa  della
produzione  nazionale, si svilupp in modo particolare fra la  seconda
met del Seicento ed il Settecento, in concomitanza con il progressivo
rafforzarsi  degli  stati e sotto la minaccia della  crisi  economica.
Essa  venne  definita dall'economista inglese Adam Smith  (1723-1790),
fautore   e   ispiratore  del  liberismo  economico,   come   "sistema
mercantile"; verso la fine del secolo diciannovesimo alcuni economisti
tedeschi ne perfezionarono il nome in Merkantilismus, da cui il nostro
"mercantilismo".
     L'applicazione  di  una  politica cos  autarchica  e  statalista
port  le maggiori potenze commerciali a scontrarsi ripetutamente  fra
loro.   Nella   seconda  met  del  Seicento  l'adozione   di   misure
protezionistiche  da  parte  dell'Inghilterra  ai  danni   dell'Olanda
origin due guerre (vedi capitolo Uno, paragrafo 4 e paragrafo 5), che
terminarono con la sostanziale affermazione britannica ed aprirono  le
porte  all'egemonia  inglese  sui  mari.  Le  pi  celebri  iniziative
mercantilistiche furono quelle adottate da Colbert in  Francia,  tanto
da  far  coniare  il  termine di "colbertismo"; il ministro  di  Luigi
quattordicesimo   cre  manifatture  statali,   rafforz   la   marina
mercantile, istitu compagnie commerciali semipubbliche e  stabil  il
rialzo  delle  tariffe doganali, determinando forti  attriti  con  gli
onnipresenti  mercanti  olandesi,  che  sfociarono  in  un   lungo   e
sanguinoso conflitto (1672-1678, vedi capitolo Due, paragrafo 1).
     Il  dominio  mondiale  del  commercio, detenuto  fin  dal  secolo
sedicesimo   dagli  europei,  era  passato  nel  corso  del   Seicento
dall'iniziale  egemonia  spagnola  e  portoghese  a  quella  olandese.
L'influenza  della  dottrina mercantilistica in economia  spinse  gran
parte  degli stati, sulle tracce di portoghesi, spagnoli ed  olandesi,
all'espansione  delle proprie attivit mercantili  per  migliorare  il
proprio  bilancio finanziario. Cos altre potenti flotte  e  compagnie
commerciali, fra le quali primeggiarono quelle inglesi e francesi,  si
andarono affiancando, e in seguito sostituendo, ai precedenti  padroni
degli oceani.
     Ma,  insieme ai protagonisti, anche la tipologia del commercio  e
gli  oggetti  dello  scambio  stavano progressivamente  mutando.  Alle
tipiche  merci  che  da  molti  secoli,  per  non  dire  da  millenni,
costituivano  la base delle importazioni europee, come  le  spezie,  i
metalli  e i tessuti preziosi, si aggiunsero altri ricercati  prodotti
che  si imposero nel corso del Settecento nell'economia europea,  come
lo zucchero, il caff, il tabacco e il t.
     La  diffusione di queste nuove coltivazioni, impiantate in Centro
e  in  Sud-America,  increment  la  tratta  degli  schiavi  africani.
Praticato  in precedenza per sopperire al lavoro indio nelle  miniere,
da allora tale sordido commercio fu utilizzato anche per alimentare il
lavoro nelle piantagioni.
     Ma,  nonostante la superiorit tecnologica europea,  il  bilancio
degli  scambi  rimaneva ancora favorevole agli imperi e ai  principati
asiatici; quest'ultimi, ricchi, popolosi ed autosufficienti, fornivano
le loro preziose merci soltanto in cambio di oro e di argento, che gli
stati  europei,  in  sintonia con la dottrina  mercantilistica,  erano
restii a concedere.
     Gli  europei riuscirono allora ad ovviare a questa deficienza  di
bilancio  nei  confronti degli asiatici, divenendo i loro intermediari
commerciali,  in  modo da vendere ai cinesi prodotti indiani,  e  agli
indiani  prodotti cinesi: in sostanza si appropriarono di  merci,  che
pagavano  con altre merci. Un altro sistema adottato per non  privarsi
di   metalli   preziosi  fu  il  cosiddetto  "commercio  triangolare",
instaurato  fra Europa, Africa ed America. Avviato dai  portoghesi  e,
nel corso del Settecento, egemonizzato dagli inglesi, esso consisteva
     
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     [Cartina non riportata: Il commercio triangolare].
     
     nel   pagare  con  armi,  manufatti  ed  utensili  gli   schiavi;
quest'ultimi  venivano  poi  trasportati  dall'Africa  in  America   e
scambiati  con  prodotti  coloniali (zucchero,  caff,  tabacco),  che
infine  venivano  rivenduti a caro prezzo in Europa.  Questo  proficuo
scambio   di   prodotti  fra  tre  continenti   consentiva   cos   la
realizzazione di profitti elevatissimi.
     Smantellata l'egemonia commerciale olandese, durata per tutto  il
Seicento,  l'Inghilterra stava trasformandosi, grazie al potenziamento
della  flotta  e  ad  un'aggressiva  politica  mercantilistica,  nella
padrona dei mari. Il suo successo si basava, oltre che sulla crescente
superiorit marittima e sugli Atti di navigazione, che escludevano  il
commercio  straniero  dai  loro porti,  su  una  societ  aperta  alle
iniziative  mercantili,  ricettiva  nei  confronti  delle  innovazioni
scientifiche ed abituata allo scambio di idee e di opinioni.
     Cos,  nel  corso del Settecento, l'Inghilterra sarebbe  divenuta
la  potenza  egemone del commercio mondiale, soppiantando  l'Olanda  e
affrontando  con successo la Francia, le cui aspirazioni a  contendere
il primato britannico furono fortemente ridimensionate nella guerra di
successione  spagnola (1702-1714, vedi capitolo Due,  paragrafo  3)  e
definitivamente  frustrate con la guerra dei  Sette  anni  (1756-1763,
vedi capitolo Due, paragrafo 5).
     L'economia  britannica inoltre fu sostenuta,  oltre  che  da  una
rigida  politica protezionista - nel corso del secolo diciottesimo  le
navi straniere presenti nei porti inglesi si ridussero da un terzo  ad
una  percentuale  insignificante -, anche dall'adozione  di  strumenti
finanziari  appropriati,  come  la Banca  d'Inghilterra,  che  forniva
continuamente capitali alle imprese commerciali.
